Mese: Novembre 2021

È stata la mano di Dio. La recensione di YouMovie

Al cinema dal 24 novembre, e poi disponibile su Netflix dal 15 dicembre, arriva in sala il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino. Il più intimo, forse il più completo

Se con La Grande Bellezza e il suo seguito ipotetico Youth Paolo Sorrentino aveva percorso narrazioni spesso dominate dalla pura suggestione dell’immagine mentre nel dittico Loro dava una sua versione libera di un biopic su Berlusconi, nel suo nuovo lavoro mette dentro tanti riferimenti autobiografici, la contemplazione estatica della sua Napoli e un omaggio affettuoso e discreto a Maradona. È stata la mano di Dio, presentato in settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria, cioè il Leone d’Argento, ma anche la Coppa Volpi per il suo protagonista Filippo Scotti, mentre adesso inizia il suo cammino con il pubblico. In sala dal 24 novembre, habitat naturale e miglior modo di godere di questo film, ma il dal 15 dicembre sarà disponibile su Netflix.

Il giovane Fabietto osserva quella parte di mondo incastonata nella sua Napoli. La realtà non lo aggrada più di tanto, così custodisce il sogno di crearne di nuove. I suoi genitori li interpretano Toni Servillo e Teresa Saponangelo. Teneri nello sbecchettarsi amorosamente quanto spietati negli affondi durante litigate burrascose. Classica coppia impiegato di banca lui, casalinga lei, sono ancora innamoratissimi, e nelle surreali riunioni di famiglia per accasare una cugina grassa o fare un giro in barca nel Golfo di Napoli i fischiettii d’ironica complicità tra padre e figlio rincuorano questo ragazzo spaesato del 1984, e un pò anche noi. La ricostruzione di quella Napoli di Fiat Ritmo e walkman in cuffia è fedelissima.

“Il cinema non serve a niente” dirà il grande Federico Fellini giunto ai piedi del Vesuvio per provinare comparse. Il cinema fa capolino così nella vita di questo giovane alter ego di Sorrentino, e ci si metterà di mezzo pure Antonio Capuano – regista mecenate del vero Paolo e primo a coglierne il talento in tempi non sospetti – mentre la tragedia che cambierà ogni cosa è dietro l’angolo. Nella prima parte il regista maneggia con classe i registri della commedia all’italiana. Settandosi su quel genere ci mostra i suoi parenti serpenti tra pellicce, mozzarelle e l’ingordigia dei vecchi. Spunta pure la zia sexy e depressa tra voyerismo e disagio mentale. La interpreta una Luisa Ranieri ottima nell’incarnare questa figura fragile e complessa, perché tenera, disperata e saggia al tempo stesso farà da timone alle scelte di Fabio.   

La catarsi laica per l’avvento di Maradona, l’acquisto del secolo che peserà quasi più di San Gennaro, aleggia per tutto il film. Forse non vincerà Oscar È stata la mano di Dio, ma meriterebbe la candidatura perché ha il guizzo e la forza di farci ridere e poi piangere.  L’eleganza della sua Napoli ha tagli inediti su scorci meno noti. Trionfa la vastità del Golfo visto dal largo e le luci lontane la rendono più europea e meno italiana. Qui siamo di fronte al Sorrentino più intimo. Con una sola scarrellata prima e con la voce nostalgica di Pino Daniele poi, sembra sussurrarci che la vita sa essere piacevole e rischiosa come un viaggio in tre sulla Vespa, e che comunque vada, gli affetti più stretti ci restano sempre aggrappati saldamente, e noi a loro. 

PH Credits Gianni Fiorito

Intervista a Daniele Urciuolo – produttore cinematografico e presidente del Catania Film Fest

Il Festival è una straordinaria occasione di rinascita per tutti, per il cinema, per tutti i lavoratori dello spettacolo e per il pubblico che ne è il fruitore finale.

Il Catania Film Fest tornerà a dare lustro alla città che lo ospita con la sua decima edizione, dal 28 novembre al 4 dicembre 2021, e riprenderà la sua iniziativa culturale in presenza nella città di Catania.

Il festival è diretto da Cateno Piazza, Laura Luchetti e Emanuele Rauco e prodotto dall’Associazione Culturale “Alfiere Productions” di Daniele Urciuolo, in co-organizzazione con il Comune di Catania, l’Università degli Studi di Catania, con il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, nell’ambito del Programma “Sensi Contemporanei”; con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti, del Coordinamento Festival del Cinema in Sicilia e con la collaborazione di Trame di Quartiere, IterCulture, Zo Centro Culture Contemporanee, Etna Digital Academy, CinemLive, YouMovie, Artplace e MYmovies, Film4life.

Il Catania Film Fest si propone come luogo di incontro e confronto per il cinema europeo indipendente ed anche per la nuova cinematografia delle Nazioni che si affacciano sul “Mare Nostrum” in lingua originale, presentando al pubblico opere prime e seconde, film italiani indipendenti e cortometraggi realizzati da registi esordienti.

Il festival dedicherà un’attenzione particolare alla promozione del Cineturismo e alla formazione di professionisti dell’audiovisivo e studenti di ogni grado inclusi quelli delle Scuole di Cinema, Musica, Accademie e Università.

La Cerimonia di Apertura del Catania Film Fest si terrà il 28 novembre presso il Castello Ursino, per poi chiudersi il 4 dicembre al Monastero dei Benedettini. Nel corso della settimana, avranno luogo le proiezioni e gli incontri presso la Mediateca “Vincenzo Bellini”, gli eventi speciali presso le sedi dell’Accademia di Belle Arti, Trame di Quartiere – Palazzo de Gaetani e lo Zo Centro Culture Contemporanee.

 

Dal 28 novembre al 4 dicembre torna il Catania Film Fest. Com’è tornare dopo 2 anni di stop? Daniele Urciuolo

Bellissimo. Una sensazione indescrivibile. Abbiamo sofferto molto in questi mesi perché la forza di un festival sono le persone, il calore umano e quello di Catania è come un raggio di sole che ti acceca gli occhi, fortissimo. Un festival senza pubblico è come un cielo senza stelle.

Dieci anni del Catania Film Fest. Un traguardo importante.

Si. Un traguardo molto importante. Non è facile resistere in Italia a questi livelli. Noi – soprattutto grazie alla determinazione di Cateno Piazza, il fondatore del Festival – abbiamo cercato ogni anno di alzare l’asticella di un centimetro mantenendo però sempre fede alla nostra identità e sostenendo il cinema indipendente europeo. Dobbiamo ringraziare anche il Comune di Catania e tutti i nostri partner per il supporto.

Ci aspettano delle novità in questa edizione?

Assolutamente si. Innanzitutto le location. Sarà un festival itinerante per tutta la città di Catania. Tra le location ricordiamo il Castello Ursino, l’Auditorium del Monastero dei Benedettini, la Mediateca “Vincenzo Bellini”, il Palazzo De Gaetani, l’Accademia di Belle Arti, il Cinema King, il Centro interculture contemporaneo Zo.

E i film?

Tanti. Anche in lingua originale. Quasi sessanta opere suddivise in cinque categorie in Concorso, più le opere fuori Concorso, tra lungometraggi italiani e stranieri, cortometraggi e documentari con una particolare attenzione per le opere prime. Sarà una settimana ricca di proiezioni e incontri. Per questo devo ringraziare i co-direttori artistici Emanuele Rauco, Laura Luchetti, Cateno Piazza che hanno visionato centinaia e centinaia di opere provenienti da tutto il mondo e i numerosi volontari e collaboratori che stanno lavorando per la buona riuscita dell’evento.

E gli ospiti?

Primo su tutti il produttore Marco Belardi, che al Castello Ursino domenica pomeriggio terrà una Lectio Magistralis e riceverà un premio speciale, poi il regista Giorgio Verdelli con il suo documentario su Ezio Bosso, poi da Parigi arriveranno i fratelli Nasser con il loro film “Gaza Mon Amour” che ha sorpreso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020, poi ancora la regista Francesca Mazzoleni, l’attore Miguel Gobbo Diaz, le attrici siciliane Lucia Sardo e Ester Pantano, e ancora i registi Giuseppe Alessio Nuzzo, Mario Vitale, Davide Vigore, Andrea Muzzi e tanti altri.

So che il Festival non è solo cinema, ma anche turismo. Possiamo definirla una esperienza a 360 gradi?

Si. Quest’anno abbiamo un collaboratore d’eccezione che è il prof. Enrico Nicosia, esperto di cineturismo. Poi grazie alla partnership con Trame di Quartiere promuoveremo una zona storica di Catania che pian piano si sta rivalorizzando come San Berillo, organizzando delle passeggiate guidate. Con l’app Artpalce invece – altro nostro partner che digitalizza l’arte e la cultura – sarà possibile visitare e conoscere tanti luoghi e monumenti della città di Catania. Con le piattaforme YoumovieMymovies e CinemaLive saremo anche online con eventi, opere e contenuti esclusivi e sarà così possibile seguire il festival non solo live in presenza ma in streaming in tutto il mondo.

Quindi per avere maggiori informazioni sul programma, accrediti e eventi del festival cosa bisogna fare?

Basta andare sui profili social ufficiali del festival oppure sul sito www.cataniafilmfest.it per trovare le news e le informazioni necessarie.

Il Filmstudio e il movimento del cinema sperimentale Italiano

Filmstudio Underground

Film di:

Massimo Bacigalupo, Piero Bargellini, Gianfranco Baruchello, Pier Farri, Alberto Grifi, Alfredo Leonardi, Arcangelo Mazzoleni,

Annabella Miscuglio, Ugo Nespolo, Luca Patella, Adamo Vergine.

 

Il Filmstudio e CSC Cineteca Nazionale in collaborazione con Spazio Scena presentano la rassegna “Il Filmstudio e il movimento del cinema sperimentale italiano”. L’evento rappresenta una rara opportunità, in modo particolare, per i giovani che studiano cinema, che fanno cinema o che, semplicemente, amano il cinema.

Nel programma, suddiviso in tre sezioni,   sono inseriti 12 film di 11 autori tra i più significativi del “movimento”.

La prima sezione è dedicata alla “Nascita del cinema underground in Italia e alla Cooperativa Cinema indipendente”. Comprende il film-manifesto “La verifica incerta” di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi.

La verifica incerta è il film dell’underground italiano più conosciuto all’estero, precursore e ispiratore di format blobisti. Il film è derivato da una grande quantità di pellicola di scarto (per lo più cinemascope commerciale americano). Gli autori rivisitano attraverso un montaggio di spezzoni accelerato e rielaborato le situazioni “clichés” del cinema hollywoodiano.

Di Massimo Bacigalupo è in programma “Quasi una tangente”, il film girato in 8mm nel 1966 vinse il primo premio al Festival di Montecatini. Fu un’autentica rivelazione. Si parlò di risposta underground a “Prima della rivoluzione” e a “I pugni in tasca”. Narra l’ultimo giorno nella vita di Paul, un giovane studente visto attraverso il suo stesso sguardo. La cinepresa idealmente è posta dietro i suoi occhi.

 

Tutto Tutto nello stesso istante” è il film collettivo della Cooperativa Cinema Indipendente: 12 “pezzetti” filmati da 12 autori secondo gli umori o i malumori del momento, un gesto di amicizie reciproche fra gli autori.

“Ciao Ciao” di Adamo Vergine è un film breve, una piccola pietra miliare. Quattro sequenze, tratte da un filmino familiare dell’autore girato in 8mm (il saluto), sono state unite ad un anello in modo che si ripetessero sempre. Proiettate su un vetro smerigliato sono state filmate. C’è un vago sapore degli esordi dei fratelli Lumière.

“Se l’inconscio si ribella/rivela” di Alfredo Leonardi si apre con una sequenza del Living Theatre, ripreso nel corso di una rappresentazione dei Mysteries…” questa presenza ha, come ogni altra nel film, un valore emblematico e testimonia il mio interesse e il mio amore per una comunità di persone che cerca di vivere nel modo più libero…”.

Trasferimento di modulazione è uno dei film più travolgenti di Piero Bargellini. Riprende il tema erotico degli 8mm e lo manipola con le tecniche di sviluppo studiate nei primi 16mm. Alla fine di “Trasferimento” possiamo dire: le soleil (l’energia di vita) et la mort (il nero) se peuvent regarder fixement.

In “Preghiera d’avanguardia”, di Pier Farri, da un mondo sotterraneo una figura si innalza verso la luce. È un giovane cineasta d’avanguardia che, raggiunto il suo studio sul fiume, medita, prega, invoca muse ed artisti immortali affinché il suo lavoro possa riuscire al tempo stesso modernissimo e naturale, complesso e popolaresco, nuovo e duraturo … (eterno?).

La seconda sezione, “La poesia cinematografica di Annabella Miscuglio”, comprende due titoli della co-fondatrice del Filmstudio: “Fughe lineari in progressione psichica” e “Puzzle Terapy”. Fughe lineari è nato dall’idea di un film sulle linee in movimento. Le linee di un corpo femminile nascono, si perdono, si confondono nelle linee dei paesaggi della civiltà tecnologica che aggrediscono, contaminano, distruggono la memoria – o il desiderio? – di amore. “Puzzle Therapy” è la raccolta di materiale girato nel corso di un anno, montato con una tecnica simile a quella della scrittura automatica. In questo insieme di brandelli di vita vissuta, ricordi, sogni, ogni spettatore può trovarci differenti significati.

 

La terza sezione, “Il cinema d’artista”, comprende Buongiorno Michelangelo di Ugo Nespolo. Una enorme palla di carta viene fatta rotolare per le strade di una fredda Torino… diventa un simbolico oggetto di assurda provocazione che può anche essere letta come vacua, goliardica esibizione. Pistoletto spinge la palla, la gente lo segue per vedere “fino a che punto” …

“SKMP2” di Luca Patella si propone, come concezione, un libero esame del dinamismo percettivo (la visione come attenzione) nonché una ricerca di trasformazione del rapporto: visione naturale e inquadratura-schermo, o: azione reale e concezione di linguaggio espressivo.

“Aurelia” di Arcangelo Mazzoleni chiude la rassegna. Il film si ispira all’omonimo racconto di Gerard de Nerval. Racconta l’incontro/scontro dell’immaginario di una donna con la civiltà elettronica proiettandola in una dimensione interiore ove realtà quotidiana e rito sono mescolati e fusi in una sintassi onirica.

 

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Il movimento dello sperimentalismo cinematografico italiano (altrimenti definibile cinema underground o cinema indipendente) si espresse nella sua quasi totalità tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta.

Quando nell’ottobre del 1967 nacque il Filmstudio con lo scopo soprattutto di promuovere il cinema indipendente e sperimentale (di tutto il mondo), fu naturale che i film-maker italiani che erano già all’opera ci cascassero felicemente dentro. Lo spazio di via degli Orti d’Alibert divenne la casa, l’esclusivo luogo di libertà dove film-maker indipendenti, creativi ed anticonformisti potevano mostrare i loro lavori. Al Filmstudio i cineasti si incontravano, si confrontavano, stringevano amicizie, si influenzavano a vicenda alla ricerca, ciascuno, di nuove e personali forme espressive.

La prima rassegna dedicata al cinema sperimentale italiano venne presentata al Filmstudio nel marzo del 1968. Da quella data in poi sono state presentate nelle salette di via degli Orti d’Alibert con regolarità decine di omaggi, personali, retrospettive, “lancio” di film memorabili, come, per esempio, “Anna” di Grifi e Sarchielli.

Di quella intensa tensione creativa nel corso degli anni ne hanno dato testimonianza libri, saggi, tesi di laurea, documentari, dove il Filmstudio emerge come (inconsapevole) “regista” dello sviluppo e dell’evoluzione della sperimentazione cinematografica italiana.

 

 

Nota: Il Filmstudio promuove alcune iniziative nello spazio denominato “Scena”, gestito dalla Società compartecipata LazioCrea per conto della Regione Lazio.

I locali di Via degli Orti d’Alibert non sono più legati al Filmstudio se non in una dimensione di memoria storica e culturale.

L’attività del Filmstudio prosegue nel rispetto della sua identità in un ambito diffuso, autonomo e indipendente.

 

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