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Il Filmstudio e il movimento del cinema sperimentale Italiano

Filmstudio Underground

Film di:

Massimo Bacigalupo, Piero Bargellini, Gianfranco Baruchello, Pier Farri, Alberto Grifi, Alfredo Leonardi, Arcangelo Mazzoleni,

Annabella Miscuglio, Ugo Nespolo, Luca Patella, Adamo Vergine.

 

Il Filmstudio e CSC Cineteca Nazionale in collaborazione con Spazio Scena presentano la rassegna “Il Filmstudio e il movimento del cinema sperimentale italiano”. L’evento rappresenta una rara opportunità, in modo particolare, per i giovani che studiano cinema, che fanno cinema o che, semplicemente, amano il cinema.

Nel programma, suddiviso in tre sezioni,   sono inseriti 12 film di 11 autori tra i più significativi del “movimento”.

La prima sezione è dedicata alla “Nascita del cinema underground in Italia e alla Cooperativa Cinema indipendente”. Comprende il film-manifesto “La verifica incerta” di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi.

La verifica incerta è il film dell’underground italiano più conosciuto all’estero, precursore e ispiratore di format blobisti. Il film è derivato da una grande quantità di pellicola di scarto (per lo più cinemascope commerciale americano). Gli autori rivisitano attraverso un montaggio di spezzoni accelerato e rielaborato le situazioni “clichés” del cinema hollywoodiano.

Di Massimo Bacigalupo è in programma “Quasi una tangente”, il film girato in 8mm nel 1966 vinse il primo premio al Festival di Montecatini. Fu un’autentica rivelazione. Si parlò di risposta underground a “Prima della rivoluzione” e a “I pugni in tasca”. Narra l’ultimo giorno nella vita di Paul, un giovane studente visto attraverso il suo stesso sguardo. La cinepresa idealmente è posta dietro i suoi occhi.

 

Tutto Tutto nello stesso istante” è il film collettivo della Cooperativa Cinema Indipendente: 12 “pezzetti” filmati da 12 autori secondo gli umori o i malumori del momento, un gesto di amicizie reciproche fra gli autori.

“Ciao Ciao” di Adamo Vergine è un film breve, una piccola pietra miliare. Quattro sequenze, tratte da un filmino familiare dell’autore girato in 8mm (il saluto), sono state unite ad un anello in modo che si ripetessero sempre. Proiettate su un vetro smerigliato sono state filmate. C’è un vago sapore degli esordi dei fratelli Lumière.

“Se l’inconscio si ribella/rivela” di Alfredo Leonardi si apre con una sequenza del Living Theatre, ripreso nel corso di una rappresentazione dei Mysteries…” questa presenza ha, come ogni altra nel film, un valore emblematico e testimonia il mio interesse e il mio amore per una comunità di persone che cerca di vivere nel modo più libero…”.

Trasferimento di modulazione è uno dei film più travolgenti di Piero Bargellini. Riprende il tema erotico degli 8mm e lo manipola con le tecniche di sviluppo studiate nei primi 16mm. Alla fine di “Trasferimento” possiamo dire: le soleil (l’energia di vita) et la mort (il nero) se peuvent regarder fixement.

In “Preghiera d’avanguardia”, di Pier Farri, da un mondo sotterraneo una figura si innalza verso la luce. È un giovane cineasta d’avanguardia che, raggiunto il suo studio sul fiume, medita, prega, invoca muse ed artisti immortali affinché il suo lavoro possa riuscire al tempo stesso modernissimo e naturale, complesso e popolaresco, nuovo e duraturo … (eterno?).

La seconda sezione, “La poesia cinematografica di Annabella Miscuglio”, comprende due titoli della co-fondatrice del Filmstudio: “Fughe lineari in progressione psichica” e “Puzzle Terapy”. Fughe lineari è nato dall’idea di un film sulle linee in movimento. Le linee di un corpo femminile nascono, si perdono, si confondono nelle linee dei paesaggi della civiltà tecnologica che aggrediscono, contaminano, distruggono la memoria – o il desiderio? – di amore. “Puzzle Therapy” è la raccolta di materiale girato nel corso di un anno, montato con una tecnica simile a quella della scrittura automatica. In questo insieme di brandelli di vita vissuta, ricordi, sogni, ogni spettatore può trovarci differenti significati.

 

La terza sezione, “Il cinema d’artista”, comprende Buongiorno Michelangelo di Ugo Nespolo. Una enorme palla di carta viene fatta rotolare per le strade di una fredda Torino… diventa un simbolico oggetto di assurda provocazione che può anche essere letta come vacua, goliardica esibizione. Pistoletto spinge la palla, la gente lo segue per vedere “fino a che punto” …

“SKMP2” di Luca Patella si propone, come concezione, un libero esame del dinamismo percettivo (la visione come attenzione) nonché una ricerca di trasformazione del rapporto: visione naturale e inquadratura-schermo, o: azione reale e concezione di linguaggio espressivo.

“Aurelia” di Arcangelo Mazzoleni chiude la rassegna. Il film si ispira all’omonimo racconto di Gerard de Nerval. Racconta l’incontro/scontro dell’immaginario di una donna con la civiltà elettronica proiettandola in una dimensione interiore ove realtà quotidiana e rito sono mescolati e fusi in una sintassi onirica.

 

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Il movimento dello sperimentalismo cinematografico italiano (altrimenti definibile cinema underground o cinema indipendente) si espresse nella sua quasi totalità tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta.

Quando nell’ottobre del 1967 nacque il Filmstudio con lo scopo soprattutto di promuovere il cinema indipendente e sperimentale (di tutto il mondo), fu naturale che i film-maker italiani che erano già all’opera ci cascassero felicemente dentro. Lo spazio di via degli Orti d’Alibert divenne la casa, l’esclusivo luogo di libertà dove film-maker indipendenti, creativi ed anticonformisti potevano mostrare i loro lavori. Al Filmstudio i cineasti si incontravano, si confrontavano, stringevano amicizie, si influenzavano a vicenda alla ricerca, ciascuno, di nuove e personali forme espressive.

La prima rassegna dedicata al cinema sperimentale italiano venne presentata al Filmstudio nel marzo del 1968. Da quella data in poi sono state presentate nelle salette di via degli Orti d’Alibert con regolarità decine di omaggi, personali, retrospettive, “lancio” di film memorabili, come, per esempio, “Anna” di Grifi e Sarchielli.

Di quella intensa tensione creativa nel corso degli anni ne hanno dato testimonianza libri, saggi, tesi di laurea, documentari, dove il Filmstudio emerge come (inconsapevole) “regista” dello sviluppo e dell’evoluzione della sperimentazione cinematografica italiana.

 

 

Nota: Il Filmstudio promuove alcune iniziative nello spazio denominato “Scena”, gestito dalla Società compartecipata LazioCrea per conto della Regione Lazio.

I locali di Via degli Orti d’Alibert non sono più legati al Filmstudio se non in una dimensione di memoria storica e culturale.

L’attività del Filmstudio prosegue nel rispetto della sua identità in un ambito diffuso, autonomo e indipendente.

 

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