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È stata la mano di Dio. La recensione di YouMovie

Al cinema dal 24 novembre, e poi disponibile su Netflix dal 15 dicembre, arriva in sala il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino. Il più intimo, forse il più completo

Se con La Grande Bellezza e il suo seguito ipotetico Youth Paolo Sorrentino aveva percorso narrazioni spesso dominate dalla pura suggestione dell’immagine mentre nel dittico Loro dava una sua versione libera di un biopic su Berlusconi, nel suo nuovo lavoro mette dentro tanti riferimenti autobiografici, la contemplazione estatica della sua Napoli e un omaggio affettuoso e discreto a Maradona. È stata la mano di Dio, presentato in settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria, cioè il Leone d’Argento, ma anche la Coppa Volpi per il suo protagonista Filippo Scotti, mentre adesso inizia il suo cammino con il pubblico. In sala dal 24 novembre, habitat naturale e miglior modo di godere di questo film, ma il dal 15 dicembre sarà disponibile su Netflix.

Il giovane Fabietto osserva quella parte di mondo incastonata nella sua Napoli. La realtà non lo aggrada più di tanto, così custodisce il sogno di crearne di nuove. I suoi genitori li interpretano Toni Servillo e Teresa Saponangelo. Teneri nello sbecchettarsi amorosamente quanto spietati negli affondi durante litigate burrascose. Classica coppia impiegato di banca lui, casalinga lei, sono ancora innamoratissimi, e nelle surreali riunioni di famiglia per accasare una cugina grassa o fare un giro in barca nel Golfo di Napoli i fischiettii d’ironica complicità tra padre e figlio rincuorano questo ragazzo spaesato del 1984, e un pò anche noi. La ricostruzione di quella Napoli di Fiat Ritmo e walkman in cuffia è fedelissima.

“Il cinema non serve a niente” dirà il grande Federico Fellini giunto ai piedi del Vesuvio per provinare comparse. Il cinema fa capolino così nella vita di questo giovane alter ego di Sorrentino, e ci si metterà di mezzo pure Antonio Capuano – regista mecenate del vero Paolo e primo a coglierne il talento in tempi non sospetti – mentre la tragedia che cambierà ogni cosa è dietro l’angolo. Nella prima parte il regista maneggia con classe i registri della commedia all’italiana. Settandosi su quel genere ci mostra i suoi parenti serpenti tra pellicce, mozzarelle e l’ingordigia dei vecchi. Spunta pure la zia sexy e depressa tra voyerismo e disagio mentale. La interpreta una Luisa Ranieri ottima nell’incarnare questa figura fragile e complessa, perché tenera, disperata e saggia al tempo stesso farà da timone alle scelte di Fabio.   

La catarsi laica per l’avvento di Maradona, l’acquisto del secolo che peserà quasi più di San Gennaro, aleggia per tutto il film. Forse non vincerà Oscar È stata la mano di Dio, ma meriterebbe la candidatura perché ha il guizzo e la forza di farci ridere e poi piangere.  L’eleganza della sua Napoli ha tagli inediti su scorci meno noti. Trionfa la vastità del Golfo visto dal largo e le luci lontane la rendono più europea e meno italiana. Qui siamo di fronte al Sorrentino più intimo. Con una sola scarrellata prima e con la voce nostalgica di Pino Daniele poi, sembra sussurrarci che la vita sa essere piacevole e rischiosa come un viaggio in tre sulla Vespa, e che comunque vada, gli affetti più stretti ci restano sempre aggrappati saldamente, e noi a loro. 

PH Credits Gianni Fiorito

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